Ma l’estate del 1976 fu davvero infernale?
Termometria
Heinrich Böll ci racconta che Leni, la protagonista del suo romanzo Foto di gruppo con signora, ebbe una esperienza scolastica non encomiabile; non che difettasse di facoltà intellettive, semplicemente le nozioni che le venivano offerte non corrispondevano alle sue inclinazioni. Nella quasi totalità le materie mancavano di ogni dimensione sensibile, “senza la quale Leni non era in grado di intendere nulla”. La scrittura non creò a Leni alcuna difficoltà, nonostante questo procedimento sia “oltremodo astratto”, perché lo scrivere in lei si congiungeva a “percezioni ottiche, tattiche, persino olfattive (si pensi agli odori di diversi inchiostri, matite, qualità di carta)”.
Siamo convinti che se fosse vissuta nel lungo periodo che ha preceduto l’invenzione del termometro, periodo nel quale lo stato di febbre veniva accertato con il tatto, grazie alla sua fuori dal comune “dimensione sensibile” Leni avrebbe avuto un ruolo cruciale nella società, ne siamo certi: riconosciuta e richiesta da tutti perché in grado di accertare lo stato di salute o di malattia di chiunque in maniera sensibile, toccando, ascoltando, vedendo, odorando e chissà cos’altro.
Ma Leni visse nel Novecento e, da oltre due secoli, si era affermato il termometro a mercurio, strumento che non solo ci segnalava se la temperatura corporea si era alzata, soprattutto ci diceva di quanto era salita o di quanto era scesa. Dalla soggettività misteriosa e affascinante alla fredda inconfutabile oggettività dei numeri. Ma chissà?
Il termometro: uno strumento maneggevole, economico, facile da usare, con quasi tre secoli di storia, chiarissimo nelle sue risposte universali (se hai 39,5°C di temperatura a Singapore stai più male di quanto staresti a 38,5°C a Juneau). Da che nasciamo, ognuno di noi sa che 36°C, con piccole variazioni individuali, indica il passaggio dallo stare bene all’inizio dello stare meno bene fino allo stare male. Chi oggi, in giro per il mondo, potrebbe rifiutarsi di ricorrere a questo strumento per privilegiare arcaici metodi di rilevazione della nostra temperatura corporea? Quasi nessuno, per evitare il complesso assoluto di nessuno, risponderemmo tutti noi, o quasi tutti.
Se accordiamo una tale incondizionata fiducia al nostro termometro casalingo, che forse abbiamo ereditato dai nostri genitori e che ricordiamo di aver dovuto tenere sotto l’ascella per lunghissimi cinque minuti, perché non dovremmo accordare una ancora maggiore fiducia ai termometri professionali usati dai meteorologi nelle loro super controllate centraline bianche? Quelli che ci dicono ogni giorno quale è stata la temperatura massima e quella minima. Ormai i siti web degli osservatori meteorologici riportano una incredibile quantità di dati addirittura ogni quindici minuti, tanto che chiunque può risalire alla temperatura che a Faenza si ebbe, ad esempio, alle 15.15 del 25 febbraio 2008. Siti che sono consultati tutti i giorni di tutti gli anni non solo dagli esperti o dai maniaci delle statistiche ma che nei periodi di condizioni eccezionali consultiamo anche noi con un certo accanimento, dando statistiche che rendono felici chi questi siti li gestisce.
Numerosità
Siamo inondati dai numeri e li ricerchiamo perché, prosaici fin che si vuole, hanno il pregio di rispondere a semplici domande in modo confrontabile. Faceva caldo, certo, ma quanto caldo? Fu un mese di temperature normali, ma quanto normali? E normali rispetto a cosa? Ad un bambino che mi chiedesse, affaticato dal caldo di questi giorni, se anche quando io avevo la sua età facesse così caldo, non potrei rispondere perché, se volessi farlo in modo serio e documentato, dovrei raccogliere dati, e confrontarli e rappresentarli in tabelle e costruire grafici e intrepretarli e nel frattempo quel bambino chissà dove sarà scappato.
In inverno è quasi scontato che, parlando di temperature meteorologiche, ci venga detto che, tutto sommato, caldo più, freddo meno, il clima non è poi così cambiato, faceva caldo anche una volta, certo non nevica quasi più ma, diamo tempo al tempo, e quest’inverno potrebbe fare più neve di quanta non ne abbia fatta negli ultimi decenni. Ma in questi giorni, con temperature che, secondo i meteorologi, non fanno che inanellare un record dopo l’altro nel senso dell’innalzamento, a sempre più persone viene il dubbio che forse fino a questi livelli nel nostro passato le temperature non si erano mai spinte. Eravamo così forti, una volta, da sopportare il caldo senza sentire la necessità dei condizionatori?
Al 1976
Ad “una volta” appartiene il mitico 1976 e, finalmente, arriviamo al tema di questa nostra considerazione. Non eravamo a conoscenza del fatto che l’estate di quell’anno fosse “ricordata come una stagione meteorologica assolutamente straordinaria e fuori dal comune”, lo abbiamo scoperto per caso nelle nostre dilettantesche peregrinazioni nella rete.
Il titolo è interessante e rivelatore:
“Estate 1976, caldo e siccità da record: la stagione che dimostra come anche il passato fosse segnato da eventi meteo estremi.
L’estate del 1976 dimostra che anche decenni fa erano possibili ondate di calore eccezionali e lunghi periodi senza pioggia, smentendo il luogo comune secondo cui il passato fosse sempre più fresco”.
Sebbene non abbiamo mai pensato che il passato sia stato “sempre” più fresco, semmai mediamente più fresco, abbiamo letto l’articolo e lo abbiamo anche salvato nel timore che un’informazione tanto preziosa potesse smarrirsi nella rete.
Primo paragrafo: quell’estate se la ricordano bene molti lettori del sito sopra citato, non proprio giovani, una esperienza estrema di caldo torrido e di siccità prolungata che dimostra che “anche nei decenni passati l’Italia ha dovuto fare i conti con anomalie termiche di portata eccezionale”. Interessante la prima parola del virgolettato.
Secondo paragrafo: evidenti segnali di forte anomalia meteorologica nella tarda primavera, caldo “intenso e soffocante già nei primi giorni di maggio”.
Terzo paragrafo: sull’Europa occidentale si stava affermando una delle crisi idriche più severe del Novecento.
Quarto paragrafo: estate iniziata in modo “straordinariamente drammatico”, ondata di calore torrido “tra l’inizio di giugno e ultima decade di luglio”.
Quinto e sesto paragrafo: l’emergenza siccità fu tale da condizionare la vita di milioni di cittadini e spinse Paolo VI, il 4 luglio, a rivolgere una supplica perché finalmente piovesse, testimonianza di una “condizione di disagio e sofferenza collettiva, profonda, diffusa e prolungata nel tempo”.
Settima paragrafo: con l’ultima decade di luglio cambia tutto, fine periodo anticiclonico, piogge diffuse, e inizio di un periodo decisamente più fresco.
Ottavo paragrafo: estate del 1976 caratterizzata da forti contrasti meteorologici con un agosto sì fresco e piovoso ma anticipato da una “lunghissima fase” con temperature ben al di sopra della media.
Nono e decimo paragrafo: la lezione del 1976, “anche nel passato potevano manifestarsi stagioni estremamente severe da un punto di vista termico” e dimostra che il clima europeo e mediterraneo è complesso. “Un caso di studio emblematico”.
Undicesimo paragrafo: quell’estate cambiò le abitudini quotidiane degli italiani e addirittura il loro modo di percepire i fenomeni meteorologici. Wow!
E i dati?
Tra le tante, una piccola cosa ci ha lasciati stupefatti: la mancanza di dati, non si trova un solo numero in tutto l’articolo, se non il 1976 e ripetuto 7 volte. Oggi, con la possibilità dataci dalle applicazioni digitali, consultate in modo ossessivo, di misurare ogni km, hm, dam, m, dm e financo cm, delle corse fatte nel parco più vicino, un articolo che parla di estate torrida e di temperature sopra la media e non fornisce nemmeno un dato a riprova delle veementi affermazioni come potrebbe essere accolto? Come possiamo dare credito ad un racconto che non motiva quanto sostiene? Un ritorno all’era pre-termometrica?
Limitandoci alle sole temperature, non possono che venirci le solite, scontate, banali domande: torrido, ma quanto torrido? Temperature sopra la media, ma quanto sopra la media? Per non parlare di una estate che addirittura modificò il modo di pensare degli italiani.
Estate? In realtà sarebbe più corretto parlare nemmeno di mezza estate, bensì di un terzo di estate, dal 21 giugno al circa 21 luglio, se è vero quanto contenuto nell’articolo, ossia che il clima cambiò repentinamente nella seconda decade di luglio.
Ricerca
Da modesti contabili quali siamo, non abbiamo potuto che fare ciò che facciamo usualmente: cercare i numeri oggettivi e confrontarli con le conclusioni soggettive contenute nell’articolo. Una ricerca senza alcuna pretesa scientifica, ovviamente.
Dati nazionali: temperature
Un paio di grafici possono sintetizzare alcune tendenze. Sono pubblicati nel Rapporto “Il Clima in Italia nel 2024”, pubblicato dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) nel luglio del 2025.

Fig.1 Serie delle anomalie medie stagionali (primavera) della temperatura media in Italia rispetto al valore normale 1991-2020.
Da “Il Clima in Italia nel 2024”, pubblicato dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) nel luglio del 2025, pag. 64.

Fig.2 Serie delle anomalie medie stagionali (estate) della temperatura media in Italia rispetto al valore normale 1991-2020.
Da “Il Clima in Italia nel 2024”, pubblicato dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) nel luglio del 2025, pag. 65.
Sia la primavera che l’estate del 1976 si caratterizzarono per temperature medie sotto la media del periodo di riferimento: la primavera del 1976 fu di circa 1,5°C al di sotto della media del periodo e risultò più fresca rispetto alla stessa stagione nei due anni precedente ed in quello successivo; l’estate del 1976 segnò un valore medio inferiore di circa 2,4°C rispetto alla media di riferimento e si segnalò tra le stagioni più fresche nel periodo intercorso tra il 1961 ed il 1990.
Il paragone con il 2024 accentua ulteriormente il divario: la primavera del 1976 fu di circa 2,5°C più fresca di quella del 2024, rispetto al periodo di riferimento o, capovolgendo l’interpretazione, la primavera del recente 2024 è stata di circa 2,5° più calda di quella del 1976 rispetto alla media di riferimento; ed il divario si accentua nella stagione estiva, risultando l’estate del 2024 di circa 4,2°C più calda, rispetto alla media di riferimento, della temperatura dell’estate 1976.

Se immaginassimo di poterci spostare repentinamente da un anno all’altro, ad esempio da un giorno mediamente indicativo dell’estate 2024 ad un altrettanto indicativo giorno dell’estate 1976, una piacevole sensazione di rinfrescamento ci invaderebbe; e, all’opposto, ci opprimerebbe una fastidiosa sensazione di caldo soffocante qualora ci spostassimo dal passato al presente.
Trasferendo la traslocazione dalla dimensione temporale a quella spaziale è come se in una media giornata del 2024 una mongolfiera ci portasse, all’istante, dal livello del mare ad una altezza di circa 650 metri, riportandoci, in quanto a sensazioni, ad una media giornata del lontano 1976.
Oltre ai numeri, dai grafici emerge, evidente, un altro elemento: il 1976 non fu affatto una “anomalia termica di portata eccezionale”, fu un anno normalissimo e perfettamente allineato con gli altri di quel periodo, il trentennio 1961-1990, caratterizzato da temperature costantemente sotto la media del periodo di riferimento. Non rappresentò alcuna deviazione significativa dalla tendenza in atto; l’estate del 1976 non potrebbe essere distinta da quelle del 1975, del 1977 e del 1978 e del 1980, ma anche del 1968 e del 1969.
Dati nazionali: precipitazioni
Veniamo alle precipitazioni, affrontando il tema velocemente con tre soli grafici, per noi abbastanza eloquenti.

Fig. 3 Serie delle anomalie medie in Italia, espresse in valori percentuali, della precipitazione cumulata annuale rispetto al valore normale 1991-2020.
Da “Il Clima in Italia nel 2024”, pubblicato dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) nel luglio del 2025, pag. 89.
L’asta verde nell’anno 1976 sale e di parecchio, quasi raggiungendo un 30% in più rispetto al valore di precipitazione cumulata annuale del solito periodo di riferimento 1991-2020.

Fig. 4 Serie delle anomalie medie, espresse in valori percentuali, delle precipitazioni cumulate stagionali in Italia rispetto al valore normale 1991-2020 (primavera).
Da “Il Clima in Italia nel 2024”, pubblicato dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) nel luglio del 2025, pag. 91.
In primavera nel 1976 piovve di meno, all’incirca l’8% in meno rispetto al periodo di riferimento ma, la stagione fu preceduta da un inverno piovoso.

Fig.5 Serie delle anomalie medie, espresse in valori percentuali, delle precipitazioni cumulate stagionali in Italia rispetto al valore normale 1991-2020 (estate).
Da “Il Clima in Italia nel 2024”, pubblicato dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) nel luglio del 2025, pag. 92.
Sorprendente, l’estate del 1976 fu la più piovosa dal 1961 ad oggi! L’asta si spinge ad un quasi +90% rispetto al periodo di riferimento. Se, come sostenuto nell’articolo citato, le piogge imperversarono dal 20 luglio e proseguirono per tutto agosto, ci sembra lecito concludere che, se ci fu siccità, questa si limitò ad un breve periodo.
Obiezione
Questi dati, tuttavia, si prestano ad un’obiezione: sono dati stagionali, non mensili e potrebbero nascondere alcune tendenze rilevanti. L’estate del 1976 si caratterizzò per un valore medio inferiore a quello del periodo di riferimento ma potrebbe, come segnalato dall’articolo pubblicato in rete, essere stata caratterizzata da forti variazioni mensili con un abbassamento repentino delle temperature nel mese di agosto tale da annullare possibili anomalie termiche eccezionalmente positive del mese di giugno.
Dati a Faenza
Nel tentativo di dare una risposta più dettagliata ci ritiriamo a Faenza, perché è la nostra città e perché siamo nelle condizioni di poter accedere alla importante serie storica di dati raccolti in ottant’anni dall’Osservatorio Meteorologico Torricelli.
Se oggi la raccolta digitale dei dati permette di avere una successione giornaliera quasi continua dei valori di temperatura, cinquant’anni fa le cose erano più complicate: a mano si trascrivevano giornalmente le temperature massime e minime. Non il massimo ma nemmeno il minimo, che ci garantisce un confronto, con quale anno se non l’attuale 2026, perché 50 anni, mezzo secolo, un ventesimo di millennio lo separano dal fatidico 1976 e perché ci permette di verificare se l’eccezionalità del presente si presentava anche nel passato secondo quanto ipotizzato nell’articolo citato.
Una veloce precisazione: il periodo da noi analizzato va dall’1 maggio al 20 luglio per entrambi gli anni, ossia il tempo di più intensa anomalia termica nel 1976, sempre secondo quanto riportato nell’articolo.
Temperatura massima a Faenza
1976: 34,6°C il 17 luglio.
2026: 39,5°C l’8 luglio.

Numero di giorni con temperatura massima superiore a 34,6 nel 2026 a Faenza
4,9°C di differenza tra la temperatura massime del 2026 rispetto a quella del 1976 sono tutt’altro che irrilevanti ma il confronto si fa più interessante calcolando il numero di giornate nelle quali nel 2026 la temperatura massima ha superato i 34,6°C: 2 nel mese di maggio; 15 nel mese di giugno e 17 su 20 nel mese di luglio. In sintesi, nel periodo in esame del 2026, 34 giorni su 81 hanno avuto un valore di temperatura massima superiore a quella registrata una sola volta nello stesso periodo del 1976.

Media delle temperature massime a Faenza
1976: 27,37°C.
2026: 31,76°C
4,39°C la differenza tra la media delle temperature massime nel 2026 e nel 1076.

Temperatura minima a Faenza
1976: 2,2°C il I° maggio.
2026: 5,9°C il I° maggio.
Temperatura massima tra le minime a Faenza
Mentre nel 1976 la temperatura massima tra le minime è stata di 21,8°C il 9 luglio, insomma di notte in quel periodo non si sono mai superati i 22°C, la temperatura massima tra le minime nello stesso periodo del 2026 è stata di 24,1°C.
Nel 2026 in 18 notti la temperatura minima ha superato la soglia di 21,8°C, ossia la temperatura massima tra le minime registrata una sola volta nel 1976.

Media delle temperature minime a Faenza
1976: 14,83°C.
2026: 17,90°C.

Se fosse vera la vulgata di un 1976 torrido, Faenza sarebbe emersa come un’enclave con condizioni climatiche invidiabili e avrebbe richiamato persone stremate dal caldo da ogni dove della Romagna; tuttavia, gli annali storici della città di Faenza, consultati, non registrano significative migrazioni climatiche di persone verso il cuore della cittadina.
Conclusioni
I grafici e i dati sulle temperature, nella loro semplice chiarezza, ci restituiscono un 1976 che rientra nella normalità di un periodo caratterizzato da temperature medie significativamente più fresche di quelle degli ultimi quindici anni.
Le precipitazioni primaverili di quell’anno non si discostano da quelle del valore normale relativo al trentennio 1991-2020, mentre quelle estive addirittura svettano come le più intense dal 1961 al 2024.
Non possiamo non chiederci come sia stato possibile fornire dell’anno 1976 una definizione, stagione di eventi meteorologici estremi, che contraddice i dati forniti dall’SNPA a livello nazionale e quelli dell’Osservatorio Meteorologico Torricelli di Faenza. Su quali altri dati si appoggia? Forniti da quale istituzione? Più schiettamente, ci chiediamo come sia stato possibile scrivere un simile articolo e pubblicarlo in un sito dedicato alla meteorologia. Può bastare il semplice ricordo del ricordo, lungo cinquant’anni, che del 1976 hanno vecchi lettori del sito? Di quell’anno, avevamo poco più di vent’anni, noi ricordiamo il terribile terremoto che devastò il Friuli il 6 maggio e l’incidente all’ICMESA di Seveso del 10 luglio. “Sentire” quell’anno, ma dove, quando, come? E come si può “sentire” la temperatura media anche di un solo giorno? Un fantastico ritorno alla misteriosa epoca pre-termometrica?
Forse, però, più che chiedersi come, risulta più pertinente chiedersi perché sia stato scritto un articolo infarcito di, eufemismo, inesattezze ed in grado di offrire una percezione distorta della evoluzione climatica attuale.
Nostra ipotesi: le costanti calde giornate di questa tarda primavera e inizio estate, estese a tutta l’Europa occidentale, la prolungata siccità, i devastanti incendi, chissà hanno fatto insorgere in alcune delle persone notoriamente per il: “il tempo è sempre stato così, vuoi che non mi ricordi le torride estati di quando era bambino”, il dubbio che forse così caldo e per così tanti consecutivi giorni accidenti non è che fosse così normale nel passato. Un piccolo dubbio, pur sempre una fessura in certezze tanto forti quanto consolatorie.
Ecco dunque la pronta risposta: l’estate del 1976, “la stagione che dimostra come anche il passato fosse segnato da eventi meteo estremi”.
Scelta non azzeccata, però. Semplice errore?