Menu Chiudi

Considerazioni sul documento “Indirizzi per il PUG d’Unione”

 

Considerazioni e prospettive sul documento “INDIRIZZI PER IL PUG D’UNIONE”

 

Viste le caratteristiche del documento in questione – che abbiamo inteso serva a recuperare un ritardo passato (ancor prima degli eventi alluvionali) e fissare riferimenti di massima per le Amministrazioni dell’URF, incluse quelle che saranno rinnovate a giugno – avanziamo alcune considerazioni generali che potrebbero essere integrate nel documento ma, soprattutto, essere prese in considerazione nella fase successiva per la stesura del Piano vero e proprio.

^ Una considerazione preliminare è ovviamente legata agli eventi alluvionali del maggio scorso.
È scontato che si debba aggiornare il quadro conoscitivo del PUG, prendendo atto dei rischi che si sono evidenziati e di quanto sarà indicato dall’aggiornamento dei Piani di Gestione del Rischio di Alluvioni, da parte di tutti gli Enti preposti.

In attesa dell‘allegato “12” L’alluvione del maggio 2023 (in elaborazione) indichiamo alcune questioni da affrontare, la prima delle quali riguarda il blocco di nuove costruzioni in aree alluvionate.

Quanto ha affermato il Presidente della Regione dovrebbe essere risolutivo: “Non si costruisce il nuovo nelle aree allagate”.  “L’alluvione ci ha insegnato molto e le vecchie previsioni vanno aggiornate: gli strumenti urbanistici dovranno recepire le nuove carte che stiamo aggiornando insieme all’Autorità di bacino”. Al commissario Francesco Paolo Figliuolo, “stiamo dicendo di inserirle nei Piani della ricostruzione così come stiamo dicendo ai nostri tecnici di far valere sempre il principio di precauzione”. E “mi aspetto dai Comuni che siano i primi a farlo e aggiungeremo anche una norma di copertura, perché non vogliamo lasciare il cerino in mano a nessuno”.

Sollecitiamo qiuindi l’emanazione di questa “norma di copertura” che dovrà prevedere non solo l’esclusione di nuove costruzioni nelle aree allagate, ma anche la sua estensione a quelle allagabili (che, sulla base degli accadimenti avvenuti, possono essere individuate da subito senza bisogno di aspettare l’aggiornamento dei piani di bacino).

Per l’intanto è necessario che i Comuni, se non intendono assumersi la responsabilità di cancellare i progetti in itinere nelle aree in questione, quanto meno, li sospendano e non procedono ad esaminarli.

Per quanto riguarda le indicazioni future del PUG tutte le aree alluvionate e alluvionabili dovranno essere escluse da future urbanizzzzioni.

Inoltre, vi è la questione dell’adeguamento dei servizi ecosistemici, a partire dagli interventi su gran parte del sistema fognario che ha contribuito ad allegamenti e ri-allagamenti, anche a fronte di fenomeni più lievi di quelli del maggio scorso.

Poi, sarà necessario affrontare la situazione di immobili gravemente danneggiati in zone alluvionate, sia per rispondere a eventuali propositi di ricollocazione da parte degli abitanti, sia per prevenire possibili speculazioni da parte di acquirenti con offerte sotto il valore effettivo.

^ Sul contenimento del consumo di suolo.
Il Territorio Urbanizzato in tutti i Comuni dell’URF, ai sensi dell’art.32 della L.R. 24/2017, al 1 gennaio del 2018 era di 25.505.789 mq.

In queste superfici sono comprese non solo le aree edificate con continuità, a diversi titoli, ma anche quelle dove erano stati rilasciati o presentati titoli edilizi o stipulate convenzioni urbanistiche, singoli lotti di completamento, lotti residui non edificati o dotati di infrastrutture per l’urbanizzazione.

Su queste superfici di Territorio Urbanizzato (individuate in prima applicazione e che potrebbero subire lievi rettifiche nel PUG) si è calcolato il limite del 3% quale quota massima di suolo consumabile fino al 2050.

Tale quota per tutto il territorio dell’URF è pari a 765.174 mq.

Sempre al 1 gennaio del 2018 vi erano Aree libere edificabili nei centri urbani previste dai RUE per 2.231.119 mq.

Alcune di queste aree, ed altre fuori dai centri urbani, dal 2018 ad oggi, hanno visto interventi urbanistici, anche utilizzando procedure diverse, ad esempio nel territorio rurale, per l’ampliamento di attività produttive, per opere pubbliche (artt. 36 e 53 della L.R.); sarebbe utile che anche la quantificazione esatta di queste aree fosse resa nota.

Il fatto che al 31 dicembre 2021 siano decaduti (perché non sono state presentate proposte di piani urbanistici) 11.000.000 mq, di cui 7.500.000 a Faenza, di previsioni di espansioni urbanistiche previste dai vecchi strumenti urbanistici PSC/RUE, sta a significare soltanto che questi vecchi strumenti erano assolutamente sovradimensionati, ipotizzando espansioni demografiche, produttive, dei servizi, assolutamente e fortunosamente irrealizzabili, in un territorio già ampiamente antropizzato, come il nostro.

Prendendo atto di questa situazione, si dovrebbe quanto meno attenuare il giudizio positivo espresso nel documento “il nostro territorio trae identità da solide basi di pianificazione urbanistica…”).

Così come “la promozione di un sistema di cessioni di aree pubbliche a distanza…” che spesso ha prodotto aree inutilizzate a rischio di degrado e magari spezzoni di ciclabili non collegate tra loro.

Purtuttavia, resterebbero ancora più di 30 piani/progetti in itinere di nuove urbanizzazioni, che potrebbero essere approvati e convenzionati entro il 3 maggio 2024 (secondo l’ultima proroga concessa dalla Regione per i Comuni alluvionati) per superfici complessive attorno ai 600.000 mq.

Fortunatamente alcuni di questi progetti non potranno essere approvati, (a partire da quelli in aree alluvionate), mentre altri sono già decaduti o  non saranno convenzionati.

Sarebbe necessario rendere noto lo stato dell’arte attuale sul complessivo consumo di suolo, anche perché balza agli occhi che l’ordine di grandezza del 3% di consumo di suolo fino al 2050 e quello delle superfici dei progetti in itinere, sono molto simili.

Va tenuto presente che se il PUG fosse stato approvato in tempi più rapidi alcuni di questi progetti sarebbero decaduti o se approvati sarebbero stati conteggiati nel 3%, per cui si può sostenere (come per altro fa ISPRA) che,  al di là della interpretazione autentica o meno delle norme della L.R., dal 2018 ad oggi si è già praticamente consumato un 3% in più di territorio.

^ Invertire la tendenza sul consumo di suolo e gli interventi sul territorio
Le parti migliori della Legge Regionale 24/17, che informano i criteri sui quali costruire il PUG, forniscono elementi per tentare di invertire la tendenza fin qui realizzata: contenere il consumo di suolo favorendo il riuso e la rigenerazione del territorio urbanizzato. Occorre quindi concentrarsi sul recupero del patrimonio costruito, su interventi di rimozione della impermeabilizzazione del suolo, ad esempio rimuovendo vecchie costruzioni non più utilizzate, interventi su parcheggi, ecc..

Anche queste previsioni andrebbero censite per promuovere interventi adeguati, assieme all’istituzione del bando per gli immobili disponibili alla rigenerazione urbana, e andrebbero censiti anche tutti gli altri immobili inutilizzati, con varie destinazioni d’uso, verificando il tipo di proprietà, privata, pubblica, fondazioni, istituti bancari, Curia, affinché si possano aprire confronti per verificare la possibilità che le categorie sopra citate siano protagoniste di progetti di trasformazione compatibili.

Il punto 10) Rigenerare gli edifici e le aree urbane cita le maggiori questioni che sarà necessario affrontare per rispondere alla evoluzione dei bisogni e delle caratteristiche della popolazione che cambia (per fasce di età, provenienza, reddito…) In questo senso è necessario promuovere soluzioni abitative di edilizia sociale e popolare, distribuzione dei servizi, superamento delle barriere architettoniche.

Il fatto che il PUG comprenda tutto il territorio dell’URF e che si preveda la possibilità di un uso flessibile del 3%, non dovrà significare lo spostamento delle quote da un Comune ad un altro, con una non auspicabile concentrazione su un unico territorio (presumibilmente i territori già ampiamente costruiti).

Contemporaneamente preoccupa che la L.R. preveda che l’eventuale individuazione degli ambiti di nuova urbanizzazione siano affidati ad Accordi Operativi, ossia accordi tra Amministrazione e privati, e che nel documento si enfatizzi una pratica già in uso nel nostro territorio “il carattere presuntivo e non prescrittivo della normativa…”

Per evitare quindi una estensione delle peggiori pratiche dell’“edilizia contrattata” si dovrebbero invece rendere molto precisi e cogenti i principi che il PUG indicherà per gli interventi sul territorio e poi far sì che tutte le ipotesi di progetti urbanistici siano preventivamente resi noti pubblicamente, affinché tutti possano conoscere e intervenire in veri processi di partecipazione.

^ Considerazioni sulla mobilità sostenibile
Dal “Piano Urbanistico Generale (PUG) d’Unione” – LINEE DI INDIRIZZO STRATEGICHE

Punto 5
5) “Promuovere una mobilità più sostenibile attraverso la realizzazione di una rete di percorsi ciclo-pedonali sicuri e collegati tra di loro, il potenziamento del trasporto pubblico, anche elettrico, urbano ed extra-urbano, compreso il progetto tram-treno sulla linea ferroviaria Faenza-Firenze, l’integrazione intermodale tra i sistemi di trasporto, il potenziamento delle aree pedonali nei centri storici, la realizzazione di infrastrutture/servizi per sistemi di mobilità condivisa/elettrica”.

Entro il 2030 si dovranno raggiungere gli obiettivi, ambiziosi, del PUMS (di seguito il link dell’ottobre 2020 con le nostre osservazioni puntuali al Pums  https://www.legambientefaenza.it/pums-faenza-2020/2020/10/le-osservazioni-di-legambiente-al-piano-urbano-della-mobilita-sostenibile-2030-pums/ ), siamo già vicini alla metà del 2024 e a noi sembra che poche, o nessuna, delle azioni previste dal piano siano state pensate, iniziate, completate.

Qualcuna di esse.

  • Percorsi ciclopedonali sicuri e collegati tra di loro: sulla sicurezza le norme appaiono applicate in modo tutt’altro che coerente, la segnaletica orizzontale è spesso trascurata, quanto al collegamento dei percorsi ciclo-pedonali anche le ultime realizzazioni vanno nella direzione opposta proponendo le usuali soluzioni frammentate (emblematico quanto fatto in Via Masaccio). Le domande potrebbero essere troppe, per cui ci limitiamo ad una: esiste in qualche cassetto degli uffici tecnici comunali un progetto complessivo e sistemico che definisca un piano, a fasi, per giungere alla creazione di un sistema ciclabile a Faenza esteso, continuo, sicuro, semplice, coerente, accattivante e attraente?
  • Il progetto tram-treno sulla linea ferroviaria Faenza-Firenze: progetto complicato vedendo il coinvolgimento della mastodontica struttura che gestisce la linea. A che fase sono i contatti? Entro quando si pensa di presentarlo alla cittadinanza? Sì è certi di inaugurarlo entro il 31 dicembre 2030?
  • Potenziamento delle aree pedonali nei centri storici: è prevista una estensione delle aree pedonali da 11.000 m2 a 20.000 m2, ma anche l’estensione della ZTL da 170.000 m2 a 700.000 m2 e delle Zone 30 dagli attuali 0,89 km2 a 5,6 km2. Scelte obbligate per favorire il passaggio a mezzi di spostamento sostenibili. A noi sembra che niente sia stato fatto in questa direzione, ma potremmo anche non esserci accorti di qualche intervento circoscritto. Pertanto, chiediamo se esiste una pianificazione per giungere agli obiettivi del Piano della Mobilità Sostenibile. Che fasi sono state previste? Se è programmato un coinvolgimento dei cittadini? E in caso di prevedibile opposizione a queste iniziative, già manifestatasi, esiste una modalità generale per affrontare in modo determinato la contrapposizione?
  • Integrazione intermodale dei sistemi di trasporto: sulla stampa, qualche settimana fa, è apparsa la notizia di un progetto comune a tutti i municipi della Romagna Faentina di logistica cosiddetta smart che coinvolga le cargo-bike per le consegne. Oltre questo, decisamente poco, non è dato di sapere, e la Consulta della Bicicletta, come da prassi, non ne è stata informata. Rimangono quindi alcune domande. È prevista una fase di comunicazione di questo progetto alla cittadinanza? Se sì, quali i tempi e le forme. Che obiettivi si propone? Sono state fatte simulazioni che permettano di quantificare il passaggio del trasporto merci nei centri cittadini a modalità cargo-bike? Con quale intensità questo intervento si inserisce all’interno degli obiettivi del PUMS?

Nel documento si dà per acquisito la realizzazione del sistema di circonvallazioni a valle dei centri urbani di Castel Bolognese e Faenza, per Castel Bolognese c’è un progetto, per Faenza, nel programma dell’attuale Giunta, la questione è posta in termini problematici, nel 2022 il Consiglio Comunale ha impegnato la giunta a realizzare uno studio di impatto complessivo per la sua fattibilità. A che punto è lo studio?

Prima di accettare come necessaria una tangenziale dovrebbero essere implementate, in tempi rapidi, misure per eliminare, o quanto meno fortemente ridurre, il traffico pesante nel centro abitato, a questo fine alcune misure sono previste nel PUMS (come un servizio di consegna merci nel centro storico, con piccoli mezzi elettrici e a basso impatto); ma inoltre, vanno stabilite misure per evitare che troppi mezzi pesanti transitino sulla via Emilia verso le zone industriali, in particolare sul cavalcavia, andranno quindi previste misure di limitazione al traffico pesante, indirizzandolo invece verso l’uso dell’autostrada.

^ Considerazioni sulla biodiversità 1
Dal “Piano Urbanistico Generale (PUG) d’Unione” – LINEE DI INDIRIZZO STRATEGICHE

Punto 8.
8) “Valorizzare le aree naturali …
così come il sistema diffuso delle aree protette e dei parchi urbani ed extraurbani dell’Unione.
È emersa la necessità di occuparsi in modo sinergico di clima e biodiversità ricercando e realizzando azioni per rafforzare la resilienza degli ecosistemi naturali e loro servizi, ripristinare quelli degradati, proteggerli dagli effetti sempre più evidenti dei cambiamenti climatici”.

Le api da miele sono importanti impollinatori, ma la maggior azione di fecondazione dei vegetali è svolta dagli impollinatori selvatici, principalmente insetti, che stanno declinando in modo preoccupante.

Le città possono essere un rifugio importante per gli impollinatori selvatici e i comuni sono fattori di cambiamento.

Le iniziative sono numerose, tra di loro interconnesse, e spesso tutt’altro che tecnicamente neutre: creare reti e corridoi verdi potrebbe obbligare a ripensare l’aspetto della città sacrificando spazi solitamente adibiti a spostamenti non sostenibili; diradare gli sfalci, o eliminarne alcuni, può opporsi alla comune, ma fuorviante, concezione dell’ordine e della pulizia; ridurre l’intensità luminosa e conservare solo le lunghezze d’onda rosse nelle aree ecologiche può opporsi al senso diffuso di insicurezza.

Al punto 3 del documento in oggetto si “richiede di ampliare e connettere il sistema del verde esistente in un’ottica di rete organica e multiscalare e rafforzare l’integrazione con la città attraverso lo sviluppo di percorsi verdi (corridoi) …”. Quale opportunità migliore per integrare le due esigenze, rendendo i “corridoi verdi” oltre che luoghi di integrazione sociale anche luoghi di importante salvaguardia della biodiversità?

Se queste tematiche sono ritenute coerenti con gli obiettivi del PUG, alcune domande si impongono sulle future azioni.

  • Esiste nel piano urbano una forte consapevolezza della importanza di questa tematica? Sono previsti interventi integrati? Quali e quali i tempi di attuazione?
  • Si intende appaltare tale piano ad una struttura tecnica esterna alla struttura municipale? In caso affermativo, in che forme si realizzerà la collaborazione e quale sarà il ruolo degli uffici tecnici comunali nella sua ideazione ed applicazione?
  • È programmato il coinvolgimento di istituti di ricerca per un monitoraggio ambientale dettagliato?
  • Sono previste forme varie di finanziamento del piano?
  • È ritenuto importante, se non decisivo, il coinvolgimento attivo di tutti i cittadini nella sua discussione?
  • È preventivata la partecipazione attiva dei cittadini nella sua attuazione e gestione futura?

^ Considerazioni sulla biodiversità 2
Dal “Piano Urbanistico Generale (PUG) d’Unione” – LINEE DI INDIRIZZO STRATEGICHE

Punto 8.
8) “Valorizzare le aree naturali e il Parco della Vena del Gesso così come il sistema diffuso delle aree protette e dei parchi urbani ed extraurbani dell’Unione.
I boschi e le aree il Parco Regionale della Vena del Gesso, riserva di ossigeno e patrimonio di biodiversità, devono essere preservati dal dissesto idrogeologico, continuando e rafforzando la costante attività di manutenzione, gestione e recupero delle risorse forestali e il mantenimento della risorsa idrica. 
La recente adesione del Comune di Faenza al Parco della Vena del Gesso, che si aggiunge ai Comuni URF di Brisighella, Casola Valsenio e Riolo Terme, contribuirà a dare spessore e nuove prospettive alla straordinaria unicità biologica, geologica, archeologica, naturalistica, escursionistica di tutta la nostra zona collinare-montana. 
A tal fine andrà sempre più supportata la valorizzazione ai fini fruitivi e turistici di tali eccellenze, puntando anche sul sostegno della qualità e della sostenibilità della produzione delle aziende agricole insediate”.

Concordiamo pienamente con la necessità di preservare dal dissesto idrogeologico i boschi e le aree del Parco Regionale della Vena del Gesso.

Ma come è possibile non citare in questo documento l’enorme cava di Monte Tondo, gestita dalla multinazionale Saint-Gobain, e l’altrettanto enorme problema che da decenni essa pone?

Il riconoscimento delle aree carsiche e gessose dell’Emilia-Romagna quale Patrimonio Unesco richiede un ultimo decisivo passo: la garanzia che le attività di estrazione di gesso dalla cava di Monte Tondo non potranno espandersi oltre gli attuali confini.

Il PIAE e la Regione Emilia-Romagna si sono già espressi, confermando secondo le proprie competenze, il contenimento delle attività.

A noi non risulta che con altrettanta chiarezza si sia espressa l’URF e, anzi, alcune amministrazioni comunali che ne fanno parte hanno a tutt’oggi sostenuto le posizioni della Saint-Gobain, ovviamente orientate alla illimitata possibilità di espandere l’attività di estrazione con conseguente ulteriore degrado territoriale.

L’eventuale, e possibile, non riconoscimento Unesco, oltre che farci apparire quantomeno bizzarri su una scala mondiale, rappresenterebbe la rinuncia ad una occasione unica e irripetibile per contribuire a “a dare spessore e nuove prospettive alla straordinaria unicità biologica, geologica, archeologica, naturalistica, escursionistica di tutta la nostra zona collinare-montana”.

Il problema della tutela dell’occupazione per i lavoratori attualmente occupati dallo stabilimento di cartongesso della Saint-Gobain va affrontato seriamente, anche in relazione al rischio spopolamento della zona collinare, ma questo può essere affrontato impegnando l’azienda in ricerca e investimenti nella riconversione dell’attività attuale verso un polo per materiali edili innovativi.

^ Il PUG deve comprendere tutte le scelte strategiche di assetto del territorio

Il PUG, necessariamente, deve essere coordinato con tutti gli altri piani settoriali (Paesc, Pums, Piano Strategico 2030, ecc….) come recita il documento “… in modo da indirizzare i processi verso direzioni virtuose e nel solco dell’economia circolare, con attenzione particolare alla filiera del mondo delle costruzioni, all’energia sostenibile, al riciclo dei rifiuti, ed alla risorsa acqua”.

Sono tutti ambiti da approfondire.

Sulla questione dei rifiuti:

Il 22 03 2024  la Rete rifiuti zero dell’E.R. durante la decima edizione di “ Sotto il muri dei 100kg : comuni verso rifiuti zero” ha premiato i Comuni i cui abitanti producono meno di 100 kg/anno di rifiuti non riciclati ( da utenze domestiche e non domestiche, i dati disponibili sono del 2022 ) facendo contemporaneamente una graduatoria, dai più ai meno virtuosi, tra tutti i 330 comuni dell’E.R.

Per quanto riguarda i Comuni dell’URF:

Comune                      Kg/ab/anno     Ordine di graduatoria

Riolo Terme                177                  97

Castel Bolognese        289                  203

Faenza                        308                  222

Casola Valsenio          314                  227

Brisighella                  355                  250

Solarolo                      362                  259

Resta quindi molto da fare per avviare una corretta economia circolare.

Sulla produzione energetica:

Nel territorio dell’URF è molto diffusa la produzione di energia prevalentemente da fonti rinnovabili (anche se permangono comparti non rinnovabili che dovranno essere progressivamente superati), tant’è che nel Piano Strategico si indica il 2030 come traguardo per l’autosufficienza energetica.

Per questo si tratta di continuare a promuovere l’efficientamento energetico in ogni settore, da quello abitativo a tutti i settori produttivi e della mobilità, a far decollare e moltiplicare le Comunità Energetiche Rinnovabili, anche di piccola e media taglia.

Per quanto riguarda la collocazione degli impianti si tratta di privilegiare la collocazione sui tetti di strutture industriali, o aree dismesse (ex discariche, bacini, lo stesso Canale Emiliano Romagnolo…) evitando un ulteriore consumo di suolo agricolo. Occorre quindi bloccare l’ulteriore diffusione di impianti solari a terre con la sola eccezione di quelli sperimentali.

 

 

 

Considerazioni sul documento “Indirizzi per il PUG d’Unione” ultima modifica: 2024-03-26T15:05:39+00:00 da Giorgio Della Valle

Rispondi