
Richiesta di confronto sulle prospettive di un futuro sostenibile dello stabilimento Saint-Gobain di Borgo Rivola
Legambiente – nelle sue articolazioni locale, regionale, nazionale – da tempo si è occupata delle questioni riguardanti la tutela della vena del gesso romagnola, fino all’importante riconoscimento a patrimonio mondiale dell’umanità Unesco e contemporaneamente ha cercato di stimolare tutti i soggetti in campo a confrontarsi su come garantire la salvaguardia di occasioni di lavoro qualificato per i dipendenti occupati nello stabilimento Saint-Gobain e per la comunità locale.
Dopo la nota congiunta Regione Emilia-Romagna, Enti Locali della zona e Saint-Gobain, successiva al ritiro da parte dell’azienda del ricorso al Tar, contro il riconoscimento dell’Unesco – di cui è stata pubblicata in questi giorni la sentenza di improcedibilità – si ripropone la necessità di riavviare questo confronto, rendendo noto quali sono le ipotesi di lavoro concreto che la nota sottende.
Per parte nostra, dando per acquisito che l’estrazione del gesso nella cava non potrà essere ampliata oltre il vecchio perimetro definito dal PIAE, riteniamo vada garantito il mantenimento a Borgo Rivola dell’attività industriale dello stabilimento Saint-Gobain, che occupi un numero adeguato di lavoratori, anche nella futura ipotesi di riduzione e poi cessazione delle attività estrattive del gesso nella cava.
In questo caso, oltre ad aumentare – nel limite del possibile- l’utilizzo di cartongesso dismesso, riducendo quindi quello vergine, sarebbe necessario che l’azienda progettasse da subito – anche con il contributo di tecnici, università e centri di ricerca – la fabbricazione di prodotti alternativi, da affiancare oggi al cartongesso per poi progressivamente sostituirlo.
Alcune ipotesi, suggerite da tecnici, potrebbero essere la messa in produzione di pannelli coibentanti, di pannelli di finitura, di biomattoni, ecc., con l’impiego di argille e fibre naturali, come canapa o paulonia, che potrebbero essere coltivati in zona.
Una soluzione che nel tempo potrebbe portare a costituire un distretto locale di materiali edili innovativi, che la Regione e gli Enti Locali potrebbero impegnarsi a promuovere e sostenere;
Ipotesi che erano già emerse in un convegno del 2022, con la partecipazione di esponenti di ANAB (Associazione Nazionale Bio Architettura), nel quale si ventilò che produzioni analoghe la Saint-Gobain stesse già realizzando negli stabilimenti francesi.
Sono tutte ipotesi da verificare e approfondire, con il contributo di tutte le strutture tecniche disponibili, abbiamo già citato l’università, vorremmo aggiungere anche il possibile coinvolgimento del Certimac, ente tecnico che opera in partnership con Enea e CNR, all’avanguardia nell’analisi dei materiali, con sede a Faenza.
Naturalmente queste ipotesi di lavoro, non potrebbero essere sufficienti per garantire una possibilità di ripresa economica in una vallata a rischio, oggi ancor più dopo le conseguenze degli eventi alluvionali catastrofici.
Per questo, come sottolineano anche le associazioni degli agricoltori, oltre alle attività industriali che devono restare in quest’area, è necessario attivare nella zona iniziative economiche in altri settori: ecoturismo, didattica, tutela del paesaggio, realizzazione del parco geologico museale, anche sfruttando le opportunità che si sono aperte con il riconoscimento dell’Unesco.
Ovviamente, questa nostra lettera aperta, non pretende di avanzare proposte compiute che possano essere condivise da tutti, o applicabili tal quali.
Lo scopo invece è quello di sollecitare, a partire da ora, l’apertura di un confronto con tutti i soggetti in campo, a cominciare dai vari livelli istituzionali, ma che riesca a coinvolgere tutti gli interessi diffusi dell’intera comunità.