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Animali in Città

In occasione della Giornata internazionale del cane randagio

Legambiente presenta Animali in Città
XII rapporto nazionale sulle performance 2022 dei Comuni e delle Aziende sanitarie nella gestione degli animali nelle città italiane
Premio nazionale Animali in Città 2023: sul podio dei comuni più virtuosi Modena, Verona e Ferrara

In Italia ad oggi mancano all’appello dell’anagrafe canina almeno 2 milioni di cani
Nel 2022 i cani vaganti oscillano tra 700 ai 400.000 e quelli randagi tra 350 e i 200 mila
Continua la piaga dell’abbandono: nella Penisola 71.000 i cani abbandonati

Mancanza di monitoraggio, regolamentazione e controlli tra i talloni d’Achille su cui lavorare
Nella gestione degli animali d’affezione, performance sufficienti per il 39,5% dei comuni
e il 94,7% delle aziende sanitarie registrano performance sufficienti

 

 

In Italia, ad oggi, mancano all’appello dell’anagrafe canina almeno 2 milioni di cani, di cui 1,5 milioni localizzati in sole 5 regioni del centro sud: Sicilia, Calabria, Campania, Puglia e Lazio. In particolare, a preoccupare nel 2022 è il numero dei cani vaganti (cani randagi e padronali con una gestione non controllata) che in tutta la Penisola oscilla tra 700 e 400 mila e quello dei cani randagi (senza proprietari che li rivendicano) tra 350 e 200mila.

Ad incidere su questo dato si aggiunge un tema che torna rovente come ogni estate, quello dei cani abbandonati. Nel 2022, dai dati forniti dalle Amministrazioni comunali, emerge la stima di 71.000 abbandoni – una lieve flessione dell’1% rispetto al 2021, anno in cui, però, si era segnato un significativo aumento sul 2020 pari al 43%, come conseguenza dell’acuirsi della crisi socioeconomica scaturita dopo la pandemia e del cessare delle condizioni nate con lo smart working una volta conclusa l’emergenza. Fattori questi che hanno influito anche sul numero delle adozioni dei cani dai canili rifugio, dato che a partire dal post pandemia segna un trend in diminuzione, passando dal 53% del 2020, al 41% nel 2022 (-12%).

Questi, in sintesi, alcuni dei principali dati che emergono dal XII Rapporto “Animali in Città 2023” di Legambiente presentato questa mattina a Roma, in occasione della Giornata internazionale del Cane Randagio, presso la sede nazionale dell’associazione ambientalista. Nella mattinata sono stati premiati anche i comuni più virtuosi nell’offerta di servizi e in azioni dedicate alla prevenzione, con il Premio nazionale “Animali in Città 2023”: sul podio di quest’anno Modena, Verona e per la prima volta Ferrara. Per i capoluoghi emiliano-romagnoli, a ritirare il premio rispettivamente Alessandra Filippi, assessora del Comune di Modena, e Alessandro Balboni, assessore del Comune di Ferrara.

Dati Rapporto “Animali in Città” 2023 (riferiti all’anno 2022)I numeri del rapporto “Animali in città” parlano chiaro e tracciano un quadro a tinte fosche dove la mancanza di monitoraggio, di regolamentazione e controlli restano i principali talloni d’Achille sui cui Amministrazioni comunali e ASL devono lavorare, replicando al tempo stesso le buone pratiche già presenti nella Penisola. Ai questionari inviati da Legambiente, hanno risposto in modo completo 552 Amministrazioni comunali su 7.904 totali (di cui 57 Comuni capoluogo di provincia pari a circa il 53% dei Comuni capoluogo italiani) e 38 Aziende sanitarie su 112 totali. Il dato complessivo che emerge è che il 39,5% tra le Amministrazioni comunali (più di una su tre) ed il 94,7% tra le Aziende sanitarie (più di nove su dieci) che hanno fornito informazioni hanno raggiunto performance almeno sufficienti rispetto al complesso dei 36 indicatori* utilizzati per i Comuni e 25 per le Aziende sanitarie.

Entrando nel dettaglio nel report ecco quanto emerge: di fronte ad una crescente spesa pubblica italiana del settore – che nel 2022 è stata pari a 229 milioni di euro (+ 5% rispetto al 2021) di cui 181 milioni in capo ai Comuni (3,1 euro/cittadino) e 48 milioni alle Aziende sanitarie (0,82 euro/cittadino) – non ne corrisponde una gestione efficiente. Ad influire: la mancanza di monitoraggio, regolamentazione e controlli.  Una spesa pubblica che equivale a circa 6 volte la somma impegnata per la gestione di tutti i 24 Parchi nazionali e addirittura a 30 volte la somma impegnata per la gestione di tutte le 27 Aree marine protette. Una gestione carente del settore che si evince anche dalla scarsa conoscenza da parte dei Comuni, delle strutture dedicate agli animali d’affezione presenti sul territorio (tra le quali rientrano anche i canili rifugio). Infatti, solo il 43,8% delle Amministrazioni comunali che ha fornito dati dichiara di conoscere con esattezza tali numeri, percentuale che cala al 40% per quel che riguarda la conoscenza delle colonie feline. Ancora più bassa la soglia dei Comuni che hanno dichiarato di avere spazi aperti dedicati agli animali d’affezione (solo il 37%) con differenziazioni tra nord e sud (ad esempio a Grignasco (No) è presente 1 area ogni 105 cittadini, contro Mazara del Vallo (TP) con 1 ogni 50.000 abitanti).

Anagrafe canina: solo il 41,8% dei Comuni (231 su 552) dichiara di conoscere il numero complessivo dei cani iscritti in anagrafe canina presenti nel proprio territorio, pari ad 1.176.322 cani. Percentuale che cala al 39,3% per quel che riguarda la consapevolezza delle nuove iscrizioni avvenute nell’anno 2022, pari a 70.128 cani. Negativi anche i dati relativi alle attività di regolamentazione previste per il settore e che sono fondamentali per una corretta e serena convivenza tra animali e cittadini. Solo il 7,4% dei Comuni ha regolamentato possibili agevolazioni fiscali per le adozioni dei cani e appena il 6% quelli che hanno previsto regolamenti con agevolazioni o oneri fiscali per il controllo delle popolazioni.

Lato sterilizzazione, i numeri sono ancora lontani se si vuole puntare ad una seria politica di controllo demografico. Nonostante un leggero incremento rispetto al 2021 del 3%, solo il 50% delle Aziende sanitarie ha dichiarato di aver effettuato azioni di prevenzione, con la sterilizzazione di 4.881 cani (il 18% rispetto ai cani dichiarati entrati nei canili sanitari) e 21.042 gatti (circa il 14% di quelli presenti nei gattili sanitari o nelle colonie feline, nelle quali oltre 130.000 gatti risultano non sterilizzati). Infine, per quel che riguarda i controlli, meno di 1 Comune su 2 (il 42,9%) ha effettuato specifici controlli e solo il 53,6% dichiara di aver dotato il proprio personale di lettore microchip. Di questi, ne risultano in totale 491, ossia in media 1,7 per ciascuna delle 296 Amministrazioni comunali che li hanno dichiarati.

“Con il nuovo rapporto Animali in Città – dichiara Antonino Morabito, responsabile nazionale Fauna e Benessere animale di Legambiente e curatore del rapporto – torniamo a ribadire che salute e benessere umano, animale e ambientale sono inestricabilmente interconnessi e devono essere affrontati in modo coerente e olistico, consapevoli che le malattie infettive di origine zoonotica sono sempre più comuni. Per questo è fondamentale aderire pienamente all’approccio “One Health” e puntare al rafforzamento della cooperazione, delle sinergie istituzionali in stretta collaborazione con la società civile. Le esperienze positive che raccontiamo all’interno di Animali in Città 2023 confermano che è possibile passare in Italia da un approccio basato sulla cura dei problemi ad uno che li prevenga”.

 

 

Foto delle premiazioni e video scheda del Rapporto a questo LINK: https://mega.nz/folder/xgAFGSTa#nMO6SwYPcVVq-x9hoilN6w

Il dossier su www.legambienteanimalhelp.it/animalincitta

 

Animali in Città ultima modifica: 2023-07-30T18:04:47+00:00 da Giorgio Della Valle

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