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Cedri sacrificati in Via Pertini?

 

Cedri sacrificati in Via Pertini, a Faenza?

 

Qualche settimana fa, su richiesta di un cittadino, abbiamo fatto un sopralluogo in Via Pertini. Ci è bastato vedere il cartellone, ben esposto sulla circonvallazione, con l’immagine degli edifici che si prevede di costruire, per capire la ragione della visita.

Essendo il rilevante manifesto collocato all’interno di un’area a parco, privato,

in attesa dell’incontro abbiamo fatto una breve ricognizione, scoprendo che non poche piante abbastanza rare crescono al suo interno. Ne abbiamo identificate alcune che riportiamo per pura curiosità: Lentaggine, che si trova con una certa frequenza nei parchi di Faenza, Bambù sacro, Fotinia a foglie serrate, Acacia di Costantinopoli, Poligono giapponese, Tuia orientale. Lì per caso o grazie ad una pianificazione che esprime conoscenza e passione per la botanica?

Ulteriormente, e non avrebbe potuto essere altrimenti, si è imposta alla nostra vista una successione di Cedri dell’Atlante, tutti di rilevanti dimensioni.

Almeno due di essi, collocati nella parte meno visibile, sono sicuramente cospicui.

Certo, questi esemplari non sono censiti e tutelati, il Cedro dell’Atlante è una specie esotica, a Faenza se ne possono incontrare numerosi esemplari ed alcuni sono di certi più vecchi di quelli da noi identificati in questo parco. Tuttavia, le foto non lasciano dubbi: ci troviamo al cospetto di esemplari imponenti, dispensatori di servizi fondamentali per l’esistenza di tutti gli altri organismi viventi, compresi noi, e dotati di una bellezza irripetibile.

Ed è proprio questa la ragione dell’incontro: questi fantastici esempi di natura monumentale sopravviveranno al prospettato intento edificatorio? I committenti, i responsabili comunali e, a scalare, i progettisti, hanno previsto un intervento che li salvaguardi o si sono arresi alle ragioni del mercato?

Discutendo la questione e arrivati all’ingresso dell’area abbiamo notato la casa al suo interno e, su un suo lato, una estesa vetrata che, a distanza, lascia supporre possa essere servita come aranciera; altresì l’aspetto vetusto dell’edificio potrebbe concordare con la presenza di una simile struttura. Un’orangerie, un parco con specie rare: come non pensare ad una persona amante ed esperta di alberi. Gallegati, sulla targhetta all’ingresso. Che non fosse Gallegati Cesare, una dei più importanti vivaisti di Faenza? Che collaborò con il dott. Roberto Bucci nella progettazione del Parco Bucci dedicandosi, in particolare, alla piantumazione di specie autoctone? E che ebbe un ruolo in altri progetti di riqualificazione paesaggistico-ambientale a Faenza? E che introdusse e sviluppò da pioniere in Italia la coltivazione del ciclamino?

Dunque, un tratto tutt’altro che irrilevante della recente storia di Faenza. Da ricordare e da valorizzare?

Le seguenti due immagini aeree, risalenti agli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, mostrano l’area attorno all’attuale casa allora destinata alle serre dell’azienda florovivaistica Gallegati.

Un’altra geografia! Per noi interessante far notare che i cedri, collocati all’angolo della casa, fossero già presenti.

Le ricerche nell’archivio comunale ci hanno permesso di trovare la scheda del RUE che da tempo prevede la lottizzazione dell’area, con allegate specifiche indicazioni per l’intervento edilizio ignorando gli elementi vegetazionali di “valore”.

Delimitata in rosso l’area interessata con le dotazioni pubbliche richieste per l’intervento edilizio. Si notano: una piccola area verde come barriera botanica interposta tra il trafficatissimo Viale Diaz e le nuove edificazioni, il solito pezzettino di ciclopedonale, l’area parcheggio e la zona edificabile all’interno della quale si legge il perimetro dell’edificio originario con serra. E la ricca presenza di alberi al suo interno?

Un dettaglio del cartellone pubblicitario non lascia dubbi: sfruttamento millimetrico di ogni spazio disponibile per raggiungere la massima volumetria, che raggiunge livelli di densità edilizia notevoli, spazzando via ogni traccia della originaria vegetazione e annullando ogni possibile zona verde che non sia riducibile a miseri fazzoletti piantumati con essenze esotiche di dubbia ragione. Non solo: cancellazione di ogni traccia della “storia” del luogo.

Stridente contrasto con l’attuale cotesto.

Dunque, il destino dei maestosi Cedri dell’Atlante e di tutte le altre presenze botaniche è certificato: sacrificati per garantire la realizzazione di edifici di alto valore estetico, affacciati su altri edifici, con alcuni appartamenti a pochi metri di distanza da una strada trafficatissima in ogni ora della giornata e della notte, forse circondati qua e là da piccoli e inutili alberelli ma finalmente liberati dalla presenza di ingombranti alberi non autoctoni che, orrore, producono in continuazione foglie e in estate la odiosa melata.

Al momento non sappiamo se il progetto è stato approvato e, nel caso, con quali eventuali prescrizioni.

Nessun dubbio che tutto quanto sarà realizzato rientri nel rispetto delle regole, norme, commi e deroghe previste dall’amministrazione, compresi gli ormai anacronistici incentivi volumetrici a scapito del verde esistente.

Di fatto l’ennesimo consumo di suolo, sebbene non assoluto, che nonostante a Faenza abbia raggiunto livelli che triplicano quelli europei, ( https://www.legambientefaenza.it/consumo-suolo/2025/11/consumo-del-suolo-verso-faenza/ ) continua ad esercitarsi con costanza e determinazione. In questo caso, però, l’intervento si carica di un ulteriore elemento: l’annullamento della possibilità di recuperare un frammento della storia di Faenza, un elemento da aggiungere alla memoria collettiva che rende più aderente la partecipazione degli abitanti ai loro luoghi.

È una domanda che ci poniamo da sempre: come è possibile che in questa e nelle passate amministrazioni comunali sia mancata e manchi la capacità di intercettare questi valori non strettamente monetizzabili e renderli elementi dirimenti di qualsiasi intervento urbanistico? Perché nelle schede di progetto del RUE non è indicato alcun parametro che garantisca il mantenimento delle essenze arboree esistenti, quantomeno quelle di pregio? E la scheda legata a questo intervento ne è l’ennesima conferma: non riporta alcuna notizia della presenza di alberi e, dunque, nessun vincolo al loro destino.

In attesa dei nuovi strumenti urbanistici, varie volte rinviati e che, in teoria, dovrebbero limitare il consumo di suolo, ci auguriamo che la salvaguardia del verde esistente e la valorizzazione di ogni frammento storico diventino un elemento qualificatore e vincolante di ogni nuovo intervento sulla struttura urbana a Faenza.

Ne seguiremo comunque l’iter come fatto per altre situazioni che vedono coinvolti il consumo di suolo e il verde.

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