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Gestione idrica: il suolo ignorato

Bologna, 17 novembre 2025  Nota stampa

 

Gestione idrica: il suolo ignorato

Romagna, gestione idrica: una politica trasversale che continua a privilegiare il cemento alla natura riduce la capacità del territorio di trattenere l’acqua. Il vero serbatoio resta il suolo

 

 

Sul tema dell’acqua, in Romagna, la politica spesso tende a convergere su soluzioni che privilegiano nuovi interventi edilizi o rinviano decisioni strutturali. Ma così la regione continua a inseguire emergenze senza mai affrontare la radice del problema.

È questa la denuncia sulla gestione della risorsa idrica: nonostante 33 milioni di metri cubi di acqua per la Romagna siano giudicati insufficienti, nonostante il Canale Emiliano-Romagnolo venga dichiarato insufficiente e le acque di falda estratte dai pozzi non bastino più, le istituzioni continuano a ignorare la soluzione più semplice ed efficace: il suolo.

Le dighe annunciate non arriveranno mai a invasare l’acqua che può essere immagazzinata nel sottosuolo. È un dato scientifico: più un suolo è spesso e non impermeabilizzato, più aumenta la sua capacità di trattenere acqua. Nei primi 10 cm di suolo forestale si possono trattenere fino a 50 litri di acqua al metro quadrato. È acqua che infiltra, ricarica le falde e alimenta le sorgenti, garantendo disponibilità continua anche in estate.

Un sistema naturale, già esistente, eppure trascurato. Nel frattempo: non si investe nella ricarica controllata delle falde, non si valorizzano gli esempi positivi già presenti sul territorio, come il progetto pilota di Rimini, non si attivano politiche di riduzione della cementificazione e di tutela del suolo come principale serbatoio idrico naturale.

A rafforzare la denuncia arriva la dichiarazione di Francesco Occhipinti, direttore di Legambiente Emilia-Romagna: “La gestione dell’acqua non può più basarsi solo su grandi opere e infrastrutture rigide. La vera infrastruttura strategica è il suolo, che stiamo consumando a ritmi insostenibili. Senza una politica seria di stop al consumo di suolo e di ricarica delle falde, la Romagna continuerà a vivere tra siccità e alluvioni. È tempo che la politica – tutta – riconosca che la resilienza idrica passa dalla natura, non dal cemento.”

La nota conclude con un appello: serve una svolta radicale, meno cemento, più suolo vivo. La Romagna può tornare ad essere un territorio resiliente solo se considera il terreno non come spazio da edificare, ma come il suo principale e insostituibile serbatoio d’acqua per il futuro.

 

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