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Consumo di suolo, l’assalto della logistica

Consumo di suolo, l’assalto della logistica: vittorie e sconfitte nella scacchiera regionale

 

Fermati i progetti di Nonantola e Fontevivo, procedono i progetti di Medesano e Via Paradigna, nel Parmense. “La logistica incalza sul bacino padano, a rischio il suolo, bene comune.” 

Solo 32 comuni sui 330 in Emilia-Romagna si sono dotati di un PUG (Piano Urbanistico Regionale). Legambiente: “Basta deroghe, è il momento di approvare i nuovi PUG e cancellare le vecchie previsioni di nuove espansioni”

 

Due sì e due no alla logistica sul suolo dell’Emilia-Romagna: a Fontevivo, in provincia di Parma, il Consiglio Comunale ha fermato un progetto logistico che avrebbe sigillato 500mila metri quadri di suolo agricolo; lo stesso accade a Nonantola dove, dopo un anno di conferenza dei servizi, il consiglio comunale ha bloccato la variante per l’ampliamento dell’ex-PIP Gazzate. Tuttavia, non si tratta di vittorie definitive: sempre a Parma, in Via Paradigna, è stato approvato e inserito in delibera un mega-capannone di 50mila metri quadri; a Fornovo invece il Polo logistico alle Ghiaie di Medesano inghiottirebbe 33 ettari di suolo agricolo, pari a 45 campi da calcio.

Il quadro che si compone, alla luce di questi eventi accaduti nell’ultimo mese, rappresenta un mosaico disordinato e senza una visione d’insieme che, in assenza di una normativa stringente a livello regionale, rende il territorio vulnerabile a operazioni di trasformazione ad elevato consumo di suolo ad opera del comparto logistico. Un quadro così disomogeneo rispecchia il fallimento della Legge urbanistica regionale 24 del 2017 nel contenere il consumo di suolo: basti ricordare che l’Emilia-Romagna, nell’ultimo rapporto ISPRA del 2021, si è posizionata terza in classifica tra le regioni italiane per totale di suolo consumato, con un incremento nel periodo 2020-2021 di 658 ettari.

Dopo oltre 5 anni dall’adozione della L.R. 24 2017, e la proroga sulla scadenza dell’adozione da parte delle amministrazioni locali, sono solo 32 i comuni che si sono dotati di un PUG (Piano Urbanistico Generale) al 1° gennaio 2022. La nuova scadenza prorogata al 31/12/2023 permetterà di allargare ulteriormente le maglie per l’espansione del settore logistico e non solo.

Oltre alla mancanza di coerenza tra gli obiettivi della legge urbanistica e i risultati che sta producendo, non si tiene conto del valore del suolo rispetto alla regolazione delle temperature e delle acque piovane e agli altri servizi ecosistemici che il suolo fornisce.

I fenomeni di inondazione in ambito urbano causate da precipitazioni intense, come quello avvenuto a Ferrara lo scorso agosto, mostrano la fragilità del territorio urbanizzato a causa dell’eccessiva impermeabilizzazione.

Anche la strategia messa in regione con il progetto “Mettiamo Radici per il Futuro”, che prevede di piantare 4.5 milioni di alberi in cinque anni per la cattura di CO2, è in netta contraddizione con un’espansione incontrollata del settore logistico che provoca ulteriori emissioni climalteranti, sia associate alla fase di realizzazione dei nuovi comparti, sia a quella di attività di logistica, sia anche alla perdita del suolo libero che è capace di immagazzinare carbonio al proprio interno. “Se riteniamo sia vero il detto ‘prevenire è meglio che curare’, salvaguardare il suolo e i servizi ecosistemici ad esso connessi deve avere la priorità rispetto a qualsiasi altra operazione di recupero, che non consente di riottenere suolo di alta qualità nell’immediato”, commenta Legambiente Emilia-Romagna.

In ultima istanza, l’espansione del settore logistico (specie in aree non servite da infrastrutture di collegamento) si accompagna sistematicamente all’incremento del trasporto merci su gomma, che la stessa Regione punta invece a limitare incentivando il trasporto merci su ferro: basti pensare che solo per il polo logistico di Medesano si stima un traffico di oltre 1500 camion al mese. Se l’obiettivo è spostare tutto il trasporto merci su rotaia, serve una pianificazione urbanistica regionale che sappia collocare gli impianti lungo gli assi ferroviari e stradali preesistenti, onde evitare la successiva richiesta di altro asfalto per garantire i collegamenti.

“I casi sopracitati mostrano la facilità con cui i Comuni si piegano alle richieste della logistica, grazie a promesse di rigenerazione e di abbondanti entrate nelle casse comunali, spesso in difficoltà di bilancio” commenta Legambiente Emilia-Romagna. “In questa competizione economica tra Comuni, il suolo diventa una pedina sacrificabile, nonostante le sue funzioni consentano di definirlo senza ombra di dubbio come bene comune di cui tutti, non pochi, dovrebbero poter beneficiare. Serve quindi una normativa regionale più efficace per dare un chiaro indirizzo in materia di consumo di suolo, oltre al blocco delle proroghe sulle vecchie previsioni di espansione.” – conclude.

 

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Consumo di suolo, l’assalto della logistica ultima modifica: 2023-01-14T17:01:19+00:00 da Giorgio Della Valle

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