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Faenza: visita al Parco Ferucci

 

Visita al Parco Ferucci

 

Alcune foto
Un grazie sentitissimo ai partecipanti, non avrebbero potuto essere più stimolanti.

 

Un po’ di storia sull’origine del Parco Ferucci
15 agosto 1978, blitz di trattori e abbattimento della fornace Minarelli, esempio di archeologia industriale di fine Ottocento (1880) attiva fino agli anni Sessanta, con struttura ellittica a torrione di tipo neomedioevale che ne faceva un edificio di pregio.

Si sarebbe potuta conservare, facendone un centro di riferimento per tutto il nuovo quartiere.

Un significativo pezzo di storia di Faenza perso.

Inizio anni Ottanta, temi ambientali seppur occasionali, assessore ai lavori pubblici il repubblicano  Gianfranco Cavina, stimolata e promossa la progettazione di estese aree a parco e istituita una commissione pubblica per la promozione del verde.

1984, pubblicazione del catalogo delle essenze arboree ad uso dei privati per la valorizzazione delle essenze autoctone; identificata un’area di oltre quattro ettari al centro del Peep Cappuccini sottratta ad uso per servizi scolastici; pensata per esporre con un progetto paesaggistico adeguato una ordinata varietà di essenze autoctone selezionate; obiettivo era quello di diffondere la conoscenza della caratteristiche botaniche ed ornamentali delle specie arboree;

1987: realizzazione del Parco Ferucci, comprendeva 22 famiglie botaniche, 101 specie per un totale di 554 piante.

Oggi la realtà è alquanto differente da quella ideata e programmata, ma il Parco Ferucci mantiene intatta la sua ricchezza ed il suo fascino; rimane il secondo parco cittadino per estensione e si collega ad altre aree verdi lungo la ferrovia per Firenze.

 

Il progetto Planttag
Nato un anno fa dalla collaborazione tra Antonio Dal Borgo, Stefano Caroli e Giorgio Della Valle, si pone l’obiettivo di dare un nome agli alberi ed agli arbusti diffusi nei parchi di Faenza per diffondere una conoscenza ed una cultura delle piante.

Semplicemente applicando agli esemplari più rappresentativi una targhetta con il nome comune, quello scientifico ed un QR code che invia ad un sito contenente, per ogni specie, una breve descrizione corredata da foto realizzate a Faenza dagli ideatori del progetto.

Il lavoro di collocazione delle targhette sugli esemplari arborei e di posizionamento di pali portanti le targhette per gli esemplari arbustivi è stato avviato lo scorso anno in due parchi cittadini: il Parco Vespignani ed il Parco della Commenda, con esiti differenti. Mentre nel Parco Vespignani le etichette sono state rispettate e, quest’anno, abbiamo potuto estendere il lavoro a tutte le specie presenti, nel Parco della Commenda tutti i pali sono stati asportati in breve tempo e le etichette sono state o rimosse oppure danneggiate.

Quest’anno abbiamo esteso il progetto al Parco Ferucci, principalmente perché questo parco è ricco di specie botaniche.

Ci siamo subito resi conto delle difficoltà e abbiamo limitato l’impegno, per quest’anno, all’identificazione delle specie di alberi nella zona compresa tra Via Corbari e l’incrocio delle ciclopedonali su Via Bandini.

Nonostante la modesta estensione dell’area, abbiamo fino ad ora identificato oltre 40 specie botaniche, ma il lavoro non è completo. Di seguito una mappa con l’indicazione di quanto siamo riusciti a fare fino ad oggi.

Indirizzo del progetto Planttag:

http://www.planttag.it

 

La Lentaggine
Un esempio di ciò che si trova in Planttag.

Viburnum tinus L.

La lentaggine è un arbusto che non supera i 3 metri di altezza, presente nella formazione di siepi e come singolo cespuglio ornamentale.

Foglie

Le foglie sono semplici, persistenti, ad inserzione opposta, con un corto picciolo, di fornma ellittica, lunghe fino a 8 cm, di colore verde scuro nella pagina superiore e tomentose in quella inferiore.

Fiori

I fiori della lentaggine sono ermafroditi, di piccole dimensioni, riuniti in dense infiorescenze appiattite ad ombrello con diametro fino a 12 cm. Fioritura invernale-primaverile.

Frutti

Il frutto della lentaggine è una drupa del diametro di circa mezzo cm, di colore bluastro alla maturità e persistente.

Tronco

La lentaggine ha portamento arbustivo. I rami sono numerosi e originano una chioma densa e regolare. I rametti giovani sono verdi con riflessi rossastri, e la corteccia dei rami maturi è brunastra.

Curiosità

Il nome del genere già usato dai latini nella forma di “viere” = “legare – intrecciare”, forse per la flessibilità dei suoi rami. Il termine specifico deriva dal latino “tinus”, sorta di lauro selvatico citato da Plinio e Ovidio.

Diffusione

Originaria delle regioni mediterranee, presente nella macchia mediterranea, la lentaggine si è diffusa anche nel centro-nord fino a 700 di altezza. Si adatta ad essere coltivata in vaso per impieghi in terrazzi e giardini pensili.

 

 

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