Legambiente Ravenna: qual’è l’impatto sulla costa per la realizzazione della nuova diga per il rigassificatore?
Negli scorsi giorni è arrivato a Ravenna il maxi bacino per la costruzione della diga a difesa del rigassificatore che, ricordiamo per chi non avesse seguito tutto il progetto, sarà lunga quasi 1 km e alta 6,5 metri. Una struttura in cemento e massi dal costo previsto di 270 mln di euro, finanziati dalla Cassa Depositi e Prestiti, che come tutto il progetto, ha un tempo di ammortamento economico di almeno 25 anni. Un’opera che, ricordiamo sempre per chi ha poca memoria, l’ex presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini ha invocato come necessaria per superare la crisi energetica dovuta all’instabilità internazionale, ma che è entrata in azione quando ormai questa emergenza era stata superata, manifestandosi quindi come l’opera infrastrutturale semipermanente che era sempre stata nelle intenzioni di chi ci governa.
Ci si chiede perché investire queste cifre quando la richiesta di gas metano in Italia è in continua decrescita – nel 2024 la domanda di metano da nord a sud del Paese ha registrato una nuova frenata (la terza consecutiva), con un -2,5% rispetto al 2023 (Fonte dati GME – Gestore dei Mercati Energetici) – e se la risposta è per avere una fonte energetica che garantisca una stabilità di fornitura, allora è quella sbagliata. Diversi studi dimostrano che un corretto mix di produzione da fotovoltaico e da eolico garantirebbe la stabilità della rete ed esiste già un progetto previsto davanti alla costa ravennate di parco eolico offshore che però non riesce a partire…
A questo aggiungiamo il tema della fragilità della costa da tempo soggetta a fenomeni di subsidenza indotta dalle attività antropiche. La subsidenza geotecnica è dovuta, oltre che all’estrazione di idrocarburi, come avvenuto davanti a Lido di Dante per la presenza di piattaforme di estrazione, anche alla presenza di grandi opere come le dighe. Di questo si è tenuto conto in fase di progettazione e autorizzazione alla costruzione delle opere necessarie al FSRU? Quando il rigassificatore cesserà la sua attività, è prevista una demolizione della banchina di attracco e della diga o dovranno restare a “decorare” il nostro paesaggio come già avviene per le piattaforme dismesse? Chi adesso si indigna per le modifiche al paesaggio dovute alla presenza di impianti a rinnovabili non ritiene sia il caso di indignarsi anche per la costruzione di questa ennesima grande opera il cui impatto su paesaggio e ambiente è ancora incerto?
Legambiente Ravenna – Circolo Matelda APS