
A proposito del Biciplan
Il 7 aprile prossimo il Consiglio Comunale di Faenza dovrà deliberare su non poche cose e, tra queste, il Biciplan non occuperà un ruolo marginale, crediamo.
Gli obiettivi del Biciplan, sottotitolo: “Progettiamo insieme una città a misura di bici”, sono tanto interessanti quanto ambiziosi e basta scorrere i titoli dei capitoli del manifesto per farsene un’idea: La città che riscopre la libertà di muoversi, La bicicletta come parte della vita quotidiana, Una mobilità che dialoga con il resto della città, Una città più equa, più verde, più sana, ecc.
Avendo noi di FIAB Faenza e di Legambiente Faenza, insieme ad altri volenterosi, partecipato a tutti i momenti del progetto Biciplan, ci sentiamo in dovere di esprimere alcune considerazioni su questo percorso e soprattutto sui risultati che ha prodotto.
Non troppo tempo fa abbiamo ricevuto, come tutte le associazioni componenti la Consulta della Bici, le relazioni finali del progetto e ci sono stati concessi meno di dieci giorni per far pervenire le nostre osservazioni: 6 documenti per un totale di 246 pagine, non poche, ma non siamo stupiti né dalla lunghezza dei documenti né dalla ristrettezza dei tempi.
La lettura dei rapporti ci ha permesso di apprezzare i quadri conoscitivi, le linee guida, le azioni che, in molti punti, se non in tutti, coincidono con le analisi sulle criticità del sistema ciclopedonale a Faenza che da anni sviluppiamo e cerchiamo di segnalare.
Ciò che, invece, ci ha lasciato perplessi, e lo abbiamo comunicato ai responsabili del progetto, sono le ”… indicazioni operative e progettuali per mettere a punto un sistema di interventi puntuali — una rete di hub di supporto alla mobilità ciclabile — in grado di migliorare la sicurezza, la continuità e la qualità delle ciclabili stesse”, contenute nel cosiddetto Abaco. Di certo, molte delle proposte, quattordici, sono nate dai suggerimenti forniti dai partecipanti alle riunioni del Biciplan e, tuttavia, noi ci aspettavamo dalla loro rielaborazione molto di più. Semplificando, noi eravamo convinti che gli “interventi puntuali” identificassero, una per una, le criticità del sistema ciclopedonale faentino e le risolvessero divenendo un modello di riferimento per i prossimi necessari interventi in grado di rendere la mobilità sostenibile a Faenza possibile, sicura, facile, desiderabile e parte inevitabile della vita dei suoi cittadini.
Non solo nostri opinabili pensieri, ma parte essenziale degli obiettivi del Biciplan, espressi esemplarmente in un paragrafo contenuto nel Manifesto del Biciplan a pagina 5: “Immaginare Faenza come una città ciclabile significa pensare a una rete di percorsi continua, riconoscibile e accogliente, che accompagni ogni spostamento senza mai interrompersi. Una rete in cui chi pedala non si trovi mai davanti a un’improvvisa fine, a un tratto insicuro o a un attraversamento incerto. Una rete che permetta a tutti — dai bambini che vanno a scuola ai lavoratori che raggiungono le aree produttive — di avanzare con fiducia, sapendo che il percorso è pensato per loro.”
Come nostra abitudine, alle critiche abbiamo fatto seguire concrete proposte, tre, dedicate ad altrettanti aspetti della mobilità sostenibile che a Faenza non sono stati ancora sperimentati e che noi riteniamo cruciali per iniziare a ripensare e riprogettare quanto esiste: le cosiddette “case avanzate”, ossia spazi ben evidenziati per i ciclisti che, in corrispondenza degli incroci semaforici, precedono lo stop delle auto; le piste ciclabili nelle rotonde; la sostituzione di tortuosi percorsi ciclabili in corrispondenza delle intersezioni per rendere fluido il movimento dei ciclisti.
Si tratta di tre tipologie di intervento che a Faenza trovano decine di condizioni favorevoli alla loro applicazione e che, quantomeno nei primi due casi, non comportano interventi costosi e . Nel terzo caso, sì i progetti non potranno che essere costosi e complessi, semplicemente perché dovranno ovviare ad interventi altrettanto costosi e complessi, ma errati, realizzati nel recente passato.
Ci auguriamo che anche le altre numerose associazioni aderenti alla Consulta della Bicicletta abbiano inviato le loro osservazioni e che tutte quante possano emendare una proposta che, lo ripetiamo, ha mancato di coraggio nel non proporre soluzioni, altrove comuni, ma che a Faenza assumono una dimensione rivoluzionaria.
Infine, la Consulta della Bicicletta: cinque anni abbastanza tortuosi e sicuramente poco produttivi. Abbiamo proposto tempo fa una modifica dello statuto che apra questa istituzione alla partecipazione dei cittadini, in fondo, conseguenza quasi naturale del percorso partecipativo proposto dal Biciplan. Nessun riscontro, a tutt’oggi, dall’amministrazione. Sarà uno dei nostri obiettivi nei prossimi mesi.