
Milano – Cortina 2026: Queste olimpiadi non ci piacciono!
Sono molti i motivi che ci portano a questa presa di posizione.
Partiamo dalle questioni ambientali di cui ci siamo occupati già a partire dal 2024: su come sono stati spesi i soldi, sulle opere in ritardo e sul loro impatto ambientale… (in allegato un contributo estratto dal report Open Olimpcs 2026 prodotto collettivo della rete).
Lo spirito olimpico che in altre epoche caratterizzava le olimpiadi è lontano. Prevalgono gli affari e gli interessi economici, a partire da quelli dei grandi sponsor coinvolti (Coca Cola, Eni,,,) assai poco sostenibili.
La “tregua olimpica” per fermare le guerre in corso, che in altre occasioni ha almeno in parte funzionato, oggi rischia di essere un appello retorico: non basta la dichiarazione del presidente della Fondazione Milano Cortina 2026 Giovanni Malagò, che ha illustrato “la bozza di risoluzione per costruire un mondo migliore e pacifico attraverso lo sport e l’ideale olimpico”.
Rispetto alle esclusioni dei paesi coinvolti in conflitti, a partire dalla guerra in Ucraina, il Comitato Internazionale Olimpico – CIO – aveva stabilito l’esclusione di Russia e Bielorussia, decidendo poi che gli atleti russi e bielorussi possono partecipare come atleti individuali e neutrali, ma sarebbero tanti altri i paesi da sanzionare a partire da Israele, fino ad arrivare agli Stati Uniti, che proprio oggi hanno compiuto una ennesima aggressione, in questo caso al Venezuela.
Per tutto questo, queste olimpiadi non ci piacciono e non ci associamo al plauso, che anche l’Amministrazione Comunale fa, al passaggio della fiamma olimpica lungo la via Emilia, il prossimo 6 gennaio. Sarebbe utile piuttosto riflettere su quello che sta dietro le olimpiadi.
Allegato
La fiaccola, i giochi invernali, lo spirito olimpico. Sì, ma ….
Il 6 gennaio 2026 la Fiamma Olimpica transiterà da Faenza verso i Giochi Invernali di Milano Cortina. Certo, una celebrazione collettiva per l’intera città, lo spirito di Olimpia, un grande evento che pone l’Italia al centro del mondo. Ma anche molta retorica, che spesso copre avvenimenti tutt’altro che epocali. Abbiamo le carte per dimostrarlo? Qualcuna, sì.
Legambiente è una delle numerose associazioni che, nel 2024, hanno promosso la nascita della Rete Open Olympics 2026.*
Analizzando con fatica, in tre rapporti, i lavori programmati, quelli eseguiti, quelli non completati, il loro impatto ambientale e climatico e il carico delle spese pubbliche stanziate e spese, il complesso lavoro svolto dalla Rete si dimostra un efficace strumento per verificare in che misura il nostro diritto di sapere venga garantito.
Nonostante la creazione del portale Open Milano Cortina 2026, reso pubblico nell’ottobre 2024 grazie alla campagna della Rete Open Olympics 2026, che ha migliorato in modo significativo l’accesso alle informazioni, i dati “non dati” rimangono talmente estesi da impedire una piena e completa risposta alle domande poste dal desiderio di capire dove, come, quando, quanto e perché le ingenti somme sono state destinate. E si tratta di domande fondamentali:
quale è il numero totale delle opere;
quale è il costo per la realizzazione dei Giochi;
come e cosa sta spendendo il Commissario straordinario alle Paralimpiadi.
Le cause del non completo riconoscimento del diritto a sapere sono plurime e differenziate e derivano dalla impostazione frammentata della struttura comunicativa.
Entrando nello specifico: l’ultimo rapporto della Rete si è basato sui dati forniti da SIMICO S.p.A. (90 opere per un totale di 3,54 miliardi di euro), società a partecipazione pubblica, dunque per legge soggetto privilegiato per l’accesso alla documentazione, mentre la Fondazione Milano Cortina, competente soprattutto per la realizzazione di Giochi, di natura privatistica, appoggiandosi a regole di rendicontazione inferiori, non ha risposto alla richiesta della Rete di pubblicizzare in forma volontaria la documentazione.
Mancano, inoltre, i dati sui progetti realizzati con fondi regionali, provinciali, comunali e di altri enti e richiederli individualmente non solo è complesso ed impegnativo, talvolta risulta inutile: la Rete ha richiesto un accesso civico generalizzato alla Regione Lombardia ed al Comune di Milano sugli extra-costi ma mentre la Regione Lombardia ha fornito la documentazione il Comune di Milano ha risposto con un diniego.
Una impossibilità all’accesso ai dati estesa e attualmente irrisolvibile, che potrebbe essere affrontata con la creazione di un luogo unico nel quale raccogliere tutte le opere al Piano.
Passando agli impatti ambientali e climatici dei Giochi Olimpici Invernali, che ci competono più di quelli contabili, il terzo rapporto pubblicato dalla Rete Open Olympics 2026 segnala aspetti non irrilevanti:
- pur operando in un territorio fragile, quale è quello montano, il 64% delle opere non è stato sottoposto a Valutazione di Impatto Ambientale e molto limitato è stato il contributo della società civile alle procedure di VIA, di fatto limitando la collettività nella conoscenza di come gli ambienti montuosi stiano cambiando con i Giochi;
- l’impronta di anidride carbonica, ossia l’indicatore di quanto la preparazione ai Giochi abbia contribuito al riscaldamento globale, prevista dal CIO per i Giochi Olimpici e da altre normative, di certo prodotta in fase di progetto, non risulta essere accessibile al pubblico. Esiste un dato, pubblicato dalla Fondazione Milano Cortina e con riferimento al 2024: l’ammontare complessivo dell’impatto dei Giochi è stimato pari ad 1.005.000 tonnellate di CO2 equivalente, poco più di un milione di tonnellate, insomma una stima globale pre-evento priva dei dati scorporati per ogni singola opera. Tra le tante comparazioni, una: 50 milioni di kg di carne di manzo;
- in merito alla Convenzione delle Alpi, un accordo internazionale sulla protezione dell’area alpina e sul suo sviluppo sostenibile, non è stato possibile verificare se sia stata rispettata nella preparazione dei Giochi, anche in questo caso per la limitatezza dei dati;
- infine il consumo di suolo, stimato nell’ultimo rapporto ISPRA pari a 59 ettari e che corrisponde al 37% degli interventi previsti, anche se è allo stato difficile distinguere le superfici a copertura irreversibile da quelle che potrebbero essere rinaturalizzate.
Una vista dall’alto dei lavori per la pista di bob a Cortina d’Ampezzo (Belluno). © Altraeconomia /PlaceMarks.

Insomma, quanto basta per capovolgere la retorica del “grande evento sostenibile”. Ma non dovrebbe stupire: le scorse Olimpiadi e Paralimpiadi invernali tenutesi nel 2018 a PieongChang, raccontate come i Giochi invernali più rispettosi dell’ambiente, hanno emesso, secondo stime pre-evento oltre un milione e mezzo di tonnellate di CO2 equivalente.
* Le sigle promotrici sono: Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, Commissione Internazionale per la protezione delle Alpi – CIPRA Italia, Club Alpino Italiano – CAI centrale, Legambiente, WWF Italia, Italia Nostra, Mountain Wilderness Italia, Club Alpino Italiano – CAI Alto Adige, Società Alpinisti Tridentini – SAT, Alpenverein Südtirol – AVS, Federazione “Heimatpflegeverband Südtirol”, Dachverband für Natur- und Umweltschutz in Südtirol -OVN, Plattform Pro Pustertal – PPP, Protect Our Winters Italia, PFAS.land – Informazione eazione contro i crimini ambientali, Gruppo Promotore Parco delle Marmarole Antelao Sorapiss – oggi Parco del Cadore, Peraltrestrade Dolomiti – Comitato Carnia-Cadore – PAS Dolomiti, Gruppo di Acquisto Solidale “El Ceston”, Associazione culturale Gruppo d’acquisto solidale “Il Tarlo”, Umweltring Pustertal.